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A.B. 19 luglio 2014
L’autore presenterà La guerra non è finita, il suo ultimo lavoro pubblicato da Laterza, in un lungo tour che lo condurrà ad Ales, Sassari, Alghero, Tempio Pausania, Nuoro ed Armungia
Francesco Trento, uno scrittore a piede Liberos


ALES - Comincia domani, domenica 20 luglio, da Ales il tour di Francesco Trento per la rassegna “Scrittori a piede Lìberos”, curata dall’associazione “Lìberos”. L’autore presenterà il suo ultimo lavoro, “La guerra non era finita”, pubblicato da “Laterza”. Primo appuntamento domenica, alle ore 18.30, nella sala convegni di Ales insieme a Walter Falgio; si prosegue lunedì a Sassari alle 19 negli spazi della libreria “Koinè”, mentre martedì, alla stessa ora, Trento sarà a Tempio Pausania alla libreria “Max 88” insieme a Maria Grazia Pittalis. Mercoledì 23, alle 21, tappa ad Alghero, dove Francesco Trento incontrerà i lettori nei Giardini Tarragona, insieme ad Elias Vacca. Si prosegue a Nuoro, giovedì 24, alle ore 20, ospiti del “Circolo Ramirez”, in Via Roma 15; si conclude ad Armungia, venerdì, alle 21, nell’Ex casa del segretario (“Museo storico Emilio e Joyce Lussu”) con Walter Falgio.

Trento, oltre a numerosi racconti e reportage, ha pubblicato con Aureliano Amadei “Venti sigarette a Nassirya” (“Einaudi”, 2005), di cui ha scritto anche la sceneggiatura per il cinema (“20 sigarette”, miglior film al “Festival di Venezia 2010”, sezione “Controcampo”). È autore di vari documentari, tra cui “Matti per il calcio” e “Stessa spiaggia, stesso mare”. Ha scritto e diretto con Franco Fracassi “Zero, inchiesta sull’11 settembre”.

Milano, estate 1945. In una città annichilita dai bombardamenti e dalla fame, un gruppo di ex partigiani riprende le armi. La prospettiva è di farsi trovar pronti se la rivoluzione dovesse proseguire il suo cammino. Ma la spinta immediata, il pungolo all’azione, è il desiderio di stanare i fascisti impuniti, trovare quelli che sono sfuggiti al giusto castigo, e pareggiare finalmente i conti. I partigiani della Volante rossa sono giovani, giovanissimi. La maggior parte non ha neanche vent’anni. E sono pochi, non più di cinquanta. Nonostante questo, sotto la guida di Giulio Paggio, il “tenente Alvaro” della 118esima brigata Garibaldi, in meno di tre anni questi uomini si guadagneranno una fama che spesso si tramuta in leggenda. Tutti li chiamano: gli operai per difendere le fabbriche occupate dalla polizia, il Pci per il servizio d’ordine e la vigilanza notturna alle sedi minacciate dal neofascismo armato. E qualche dirigente milanese per il lavoro sporco. Milano, 16 luglio 1948. Il momento sembra arrivato: Togliatti è in un letto di ospedale, colpito da tre colpi di pistola. In tutta Italia partigiani e operai si armano: è un nuovo delitto Matteotti, il Fascismo sta tornando. A Milano, un camion si dirige verso la caserma dei Carabinieri, carico di partigiani, armati di mitra e panzerfaust, intenzionati a farne “un fuoco solo”. Un esponente di spicco del Pci milanese riesce a fermarli in tempo, prima che scatenino una guerra. Su quel camion c’è la Volante rossa. Al completo? O gli uomini di Paggio non sono i soli partigiani armati? Il Partito comunista li disconosce davvero, come fa dopo l’arresto di molti suoi componenti nel 1949, o invece li utilizza e li spalleggia? Grazie a testimonianze inedite, l’autore ricostruisce le gesta dei cinquanta uomini della Volante rossa, ma anche e soprattutto il contesto: il sanguinoso dopoguerra, una guerra civile che non finisce il 25 aprile, ma si trasforma in scontro clandestino tra gruppi neofascisti e organizzazioni partigiane.
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