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Enrico Muttoni 8 febbraio 2019
L'opinione di Enrico Muttoni
Tre campagne, rivendicazioni e clientele


La prima di tre campagne elettorali, per le regionali, per le comunali e per le europee è entrata nel vivo. E i gruppi politici presentano le loro proposte, rivendicando i loro meriti, per quanto fatto nei periodi nei quali è toccato loro governare. Tra gli argomenti più sensibili, per l'opinione pubblica algherese, si annovera la questione ambientale, che i contendenti pretendono di aver risolto da un lato, e aggravato dall'altro: dipende dalle Giunte operanti pro tempore e dalle opposte posizioni politiche. E' davanti agli occhi di tutti, al contrario, il fatto che in materia ambientale, dal 2002 in poi, la situazione algherese non abbia fatto che peggiorare. Ci sono stati tre interventi importanti nel frattempo: l'ampliamento del depuratore delle acque, la rivoluzione della raccolta dei RSU porta a porta, e la rimozione della poseidonia dalle spiagge. Ce ne sarebbe stato anche un quarto, il più dannoso di tutti, in quanto irreparabile: l'utilizzo dei reflui per l'irrigazione.

Un provvedimento che solo l'abbondanza delle piogge di quest'annata ha fatto dimenticare, ma che certamente è pronto a ripresentarsi, uscendo da qualche cassetto. Il 2002 è l'anno della svolta in quanto a quel tempo risale la firma degli accordi proprio per il riutilizzo, in agricoltura, dei reflui. A seguito del quale fu ampliato fisicamente, ma ridotto di potenzialità, l'impianto del Mariotti. Installando la sezione finale a S.Marco, e convogliando i reflui nel rio Filibertu, e quindi nel Calich, alterandone profondamente le condizioni ambientali. E provocando il fenomeno della marea gialla, fortunatamente ridottosi col tempo. Probabilmente perchè tutto quello che poteva essere mobilizzato, dal flusso costante in uscita, è finito in mare. Evidentemente la fortuna assiste ancora la nostra città, facendo pure esaurire l'argomento delle discussioni, ma lasciando il problema in sospeso. In tempi più recenti, è arrivata la raccolta dei RSU porta a porta.

Un effetto indiscutibile di questa iniziativa è stata la costrizione dei cittadini alla corveè del dentro-fuori della spazzatura, una fatica accessoria per la difficoltà nella differenziazione merceologica dei materiali e per gli orari di deposito e raccolta. Qualcuno, va detto, si sente per questo un cittadino osservante, collaborativo e benemerito, ma sono considerazioni personali. Il fatto di aver sostituito i grigi cassonetti con una miriade di mastelli multicolori non è stato un grosso progresso estetico e di arredo urbano: tutti i locali pubblici, infatti, hanno ora nei pressi dell'esercizio un nuraghe fatto di parallelepipedi di plastica. A parziale giustificazione della Giunta dirò che la situazione è comune ad altre realtà italiane e straniere: a Londra, per esempio, il porta a porta differenziato ha fatto sì che lo spazio antistante le caratteristiche abitazioni unifamiliari britanniche, sia ora occupato dai mastelli della spazzatura che hanno preso il posto delle siepi di rose che inorgoglivano così tanto i proprietari.

Il fenomeno è poco notato dai forestieri per il semplice fatto che questi si spostano in metropolitana: ma bisogna provare a godersi lo spettacolo dai mezzi di superficie. E i cassonetti sono tuttora usatissimi, davanti ai mercati e ai centri commerciali. In questi giorni, infine, si inizierà a rimuovere la poseidonia. Operazione che, per ottenere il consenso della cittadinanza, ha richiesto perfino la calunnia della massa vegetale: è putrescente. Un materiale organico in putrefazione si decompone e, per forza di cose, si riduce di volume, fino ad annullarsi o quasi. La poseidonia, al contrario, si accumula imperterrita da decenni, senza ridursi di volume. Non solo, ma se fosse in decomposizione il nuovo sito di stoccaggio diventerebbe una fonte di grosso fastidio (è un eufemismo) per chi dovesse abitare o transitare nelle vicinanze. Il lavoro di rimozione e vagliatura della poseidonia pone pure in evidenza il vero limite di tutto il complesso rifiuti-nettezza urbana: la mancanza di un sistema industriale di smaltimento, comprendente la selezione, il recupero, e l'inertizzazione di ogni tipo di rifiuto. Ma la cultura dell'inutile, della clientela, e dei guadagni parassitari prospererà assai a lungo prima di trovare un'amministrazione degna di questo nome, che provi a portare rimedio. A tutti i candidati, buona fortuna.
Commenti
20/4/2019 video
Serio e professionale, ben voluto e determinato. Con un sogno: far avvicinare cittadini comuni, distanti e spesso bruciati dai partiti, all´impegno civico. Francesco Marinaro non si da per vinto e parla pubblicamente di quello che rimane il suo obbiettivo. Già candidato sindaco nel 2012, nel generale panico in cui stanno candendo i principali partiti di destra alla disperata ricerca dell´uomo giusto su cui puntare alle Comunali di giugno, lui rimane certamente una figura di alto valore. Le sue parole al microfono del Quotidiano di Alghero a due mesi (57 giorni) dalle elezioni.
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