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A.B. 7 marzo 2016
Lo ha annunciato venerdì l´assessore regionale dell´Agricoltura Elisabetta Falchi, partecipando a Siamaggiore al convegno “La produzione e la commercializzazione dei carciofi: tendenze e prospettive del nuovo Psr 2014/2020”
«Sagre locali in circuito per valorizzare prodotti e territori»


SIAMAGGIORE - «È ora di rivedere il nostro approccio alle sagre per renderle autentiche vetrine dei produttori locali e strumento di valorizzazione dei loro prodotti». Lo ha detto l’assessore regionale dell’Agricoltura Elisabetta Falchi, nel suo intervento al convegno “La produzione e la commercializzazione dei carciofi: tendenze e prospettive del nuovo Psr 2014/2020”, ospitato venerdì nella sede dell’Agenzia Laore, in località Pardu Nou, a Siamaggiore, nell’ambito degli eventi previsti dalla Sagra del Carciofo.

«Il carciofo spinoso è una delle eccellenze agroalimentari della Sardegna – ha spiegato l’esponente della Giunta Pigliaru – È un prodotto storico delle nostre campagne che, negli anni scorsi, ha avuto difficoltà a trovare spazio nell’export, ma che ha tutte le carte in regola per varcare il mare verso l’Italia e il nord Europa in maniera più redditizia per i nostri produttori». Infatti, ha spiegato Falchi, l’interesse riscontrato all’Expo milanese dello scorso anno dalle nostre produzioni di eccellenza e dal carciofo spinoso, protagonista di uno degli incontri, «ci spinge a muoverci su due direttrici: prima di tutto sostenere e rilanciare, con le misure del Psr 2014/2020, la produzione e commercializzazione dei carciofi». In seconda battuta, «col prezioso supporto dei sindaci, coordinare e mettere finalmente in circuito gli eventi: non più momenti locali, scollegati e non comunicanti, bensì tappe di un percorso ragionato, capace di attirare visitatori non solo da un paese all’altro, ma da tutta la Sardegna e da fuori».

«In questo modo – ha detto la titolare dell’Agricoltura - oltre a valorizzare le energie del luogo che tanto impegno dedicano all’organizzazione di queste manifestazioni, potremmo proporre un “format” più innovativo delle sagre tradizionali, che attragga visitatori senza mettere in secondo piano i prodotti e gli agricoltori: penso, per esempio, alla presenza di un grande cuoco che rivisiti le ricette tipiche, a momenti di riflessione focalizzati sui produttori, a spazi di vendita che siano autentica vetrina del territorio e delle sue vocazioni». Il buon cibo e la buona cucina, ha concluso Elisabetta Falchi, «sono al centro dell’attenzione del grande pubblico, anche televisivo: è un’opportunità che, attraverso sinergie tra enti locali, organizzazioni di categoria e Regione, non possiamo lasciarci sfuggire per portare a quante più persone possibili la nostra enogastronomia».

Nella foto: l'assessore regionale Elisabetta Falchi
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